Rossore, eritema, couperose: la psicologia di chi ha la pelle sensibile

La pelle è lo specchio del nostro vissuto e teatro delle emozioni. Non c’è organo più psicosomatico della pelle: spazio di incontro tra corpo e mente, due aree difficilmente scindibili. Diversi studi compiuti su pazienti affetti da malattie come acne rosacea o couperose hanno dimostrato quanto importanti siano i risvolti psicologici e sociali di queste malattie.

Troppo spesso i problemi della pelle sensibile come rossore, comedoni e pustole sono minimizzati e considerati un mero problema estetico e quindi trascurati. Il rossore del volto è spesso stato considerato un fatto solamente estetico ma, un colorito troppo acceso è un segno da non sottovalutare perché può nascondere un problema. Rossore, eritema, couperose: spesso queste manifestazioni cutanee non sono solo un problema medico ma anche psicologico.

Rosacea: cause, sintomi, cure e rimedi

Il rossore che appare sul viso o su qualsiasi altra zona del corpo è sempre legato ad una eccessiva dilatazione dei vasi sanguigni del derma e ad un relativo maggiore afflusso di sangue nella pelle che, nel tempo, può portare a numerosi problemi che vanno dall’invecchiamento precoce a vere e proprie malattie come eritrosi, couperose e rosacea. Per questo motivo è importante non sottovalutare questo sintomo e rivolgersi al dermatologo.

“Quando i capillari si dilatano, spiega Antonino Di Pietro, Direttore scientifico dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano, la velocità di scorrimento del sangue tende a diminuire, per cui le cellule cutanee vengono ossigenate meno e rallentano il proprio metabolismo. Ciò porta ad una minore produzione di collagene ed elastina e ad un conseguente invecchiamento precoce.

La dilatazione dei capillari causa un ristagno e provoca un aumento della temperatura superficiale e una maggiore stimolazione delle ghiandole sebacee e sudoripare.

Ciò favorisce l’eccessiva crescita di acari (come il Demodex folliculorum) ritenuti corresponsabili di rossori persistenti, eritrosi, e della rosacea, una delle condizioni patologiche associate al rossore, che in Italia affligge oltre 3 milioni di persone. È quindi opportuno non sottovalutare i sintomi per impedire la progressione della malattia”.

Recentemente è stato pubblicato sulla rivista Dermatology & Therapy un ampio studio internazionale condotto su 6.831 persone sull’impatto del rossore del viso in pazienti affetti da rosacea. Spiega Giuseppe Micali, direttore della Clinica Dermatologica di Catania, coautore dello studio: “i dati rivelano quanto l’opinione pubblica abbia una reazione negativa davanti ad un volto che presenta rossore. Lo studio prevedeva che volti con e senza eritema venissero mostrati a circa 7.000 partecipanti di 8 nazioni e i risultati sono stati sorprendenti: il volto affetto da rossore ha ottenuto risultati penalizzanti rispetto allo stesso volto riproposto senza eritema. Il 12% degli intervistati era inoltre affetto da rossore nel volto associato a rosacea ed è stato riferito come tale condizione avesse una significativa influenza a livello emozionale (77%) e di vivere tale condizione in maniera imbarazzante (46%) fino ad una vera depressione (22%). La ricerca sottolinea come le persone con eritema facciale debbano affrontare non solo sintomi fisici, ma anche sfide psicologiche, che includono il pregiudizio e la percezione negativa da parte del prossimo che può causare uno stress costante.

Per questo è fondamentale che, nel trattare questi pazienti, i medici siano consapevoli dell’impatto psicosociale della malattia.

 

Ma perché il rossore del viso condiziona negativamente la relazione con gli altri e il rapporto con se stessi? Nell’immaginario collettivo il colore scarlatto del viso si correla ad una scarsa capacità di governare appetiti ed emozioni con conseguente disapprovazione sociale. Possiamo guardare alle somatizzazioni cutanee come al tentativo estremo da parte dell’Io di proiettare all’esterno, sulla pelle appunto, parti di sé considerate scomode, sconvenienti o minacciose, spiega Katia Vignoli, psicoterapeuta, esperta in medicina psicosomatica. Paradossalmente però scaricarli sulla pelle significa esibirli, in quanto il viso è la parte più difficile da celare. Esporre il proprio volto arrossato allo sguardo altrui, quindi al giudizio sociale, è fonte di profondo imbarazzo. Nella storia di parecchi pazienti è dominante il senso di colpa per la propria condizione.

 

 

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